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EVENTI RECENSIONI INTERVISTE OPERE NEL MONDO DEL TEATRO

Intervista di Alessandra Giordani a Giorgio Calcara

 

“La Notte delle Fate”: un insieme di danza, poesia, musica. Da dove nasce l’idea che l’ha portata a sviluppare questo progetto?

Dalla grande passione che ho sempre avuto per l’arte magica e misteriosa, quella che sa di altri spazi e di altri tempi, ma che pur venendo “da lontano” è così fortemente presente nel nostro vivere quotidiano. Spesso si ha un’idea confusa di ciò che è “fantasia”: con questo spettacolo cerco di aprire una finestra importante sull’altro mondo (quello degli “esseri fatati”, appunto), capace di offrire una visione d’insieme quanto più completa e affascinante. Per questo ho deciso di chiamare per questo spettacolo i migliori interpreti della musica, della danza e della recitazione: bisogna essere davvero abili per confrontarsi col… soprannaturale!

 

Ha in programma altri eventi di questo tipo?

Certamente sì! L’unico limite che s’incontra è solo se stessi, quando si gioca con la fantasia. E le sorprese che riserva la fantasia sono imprevedibili.

 

La cultura e la musica celtica sono oggi al centro di un più vasto fenomeno di “riscoperta” del fascino del passato: secondo lei qual è l’esigenza che spinge a tale ricerca?

Guardare avanti è fondamentale, per andare dritti, ma è anche necessario  sapere da dove si viene; il mito in generale, e quello celtico in particolare per lo spirito europeo, è un fuoco millenario che ha la forza di riscaldare gli animi: ascoltare una canzone gaelica, ballare una danza bretone, o leggere una poesia di Yeats può darci una sensazione di profondità eccezionale, pur sapendo di essere italiani. Perché, come dicevo, arriva da lontano. Non ultima, la forza di questa tradizione, risiede nella capacità di unire e armonizzare gli uomini con se stessi e con la natura, a dispetto di una sub-cultura moderna che divide e spesso disintegra i rapporti interpersonali.

 

“Il Signore degli Anelli”: celeberrima opera di Tolkien resa oggi popolare grazie alle recentissime trasposizioni cinematografiche. Cosa ne pensa Giorgio Calcara da appassionato e conoscitore della cultura celtica?

Tolkien sapeva benissimo cosa faceva: le sue opere nascevano dall’esigenza di coccolare i propri figli prima che si addormentassero. E chi non ha bisogno, anche se non più bambino, di sognare, anche a occhi aperti, un mondo fatto di meraviglia? La capacità di Tolkien, inoltre, è quella di non raccontare di un mondo fatto di solo bene, ma di una realtà parallela in cui il bene si intreccia col male; un po’ come accade anche dalle nostre parti!

 

Quale la sua posizione personale nei confronti della suggestioni date dalla cultura celtica e quando è nata questa sua passione?

La passione è nata con la mia infanzia, attraverso viaggi, letture e, appunto, “fantasticherie” varie; oggi mi occupo professionalmente della materia celtica sia come studioso (con aree di ricerca specializzate in filologia celtica e speculazioni linguistiche del nord-ovest europeo) che, ancora, come appassionato, pubblicando saggi di approfondimento e articoli divulgativi.

In termini più generali sono molto critico su come in Italia si stia  speculando sulla cultura e la musica “celtica”: il pericolo della moda “usa e getta” sta già dilagando, così come un certo dilettantismo (di musicisti e pseudo-santoni/professori). La mia posizione personale è quella di tenere alto il livello d’interesse del pubblico attraverso la grande qualità delle proposte.

 

Cosa si aspetta Giorgio Calcara dal suo spettacolo?

Il pubblico potrà divertirsi con le danze e potrà riflettere con le poesie, ma soprattutto potrà dar libero sfogo alla curiosità: con arpe celtiche, cornamuse, ghironde, percussioni etniche… Ce n’è da sbizzarrirsi!

 

Ci riveli cosa bolle nella pentola dei suoi prossimi progetti.

Oltre a viaggiare con questo spettacolo, seguo molto da vicino alcune novità in ambito discografico, e sto curando la selezione musicale della terza edizione del Fairylands Festival, il festival internazionale di musica celtica di Guidonia, del quale sono il direttore artistico.

 

 

 

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