Il genere thriller è incentrato maggiormente su uno
svolgimento frenetico narrativo della pellicola, senza attimi di pausa e
perennemente immerso in un'atmosfera di suspense e mistero condito con
frequenti colpi di scena.
Questi tipi di pellicole hanno l'unico fine di
stuzzicare la curiosità dello spettatore, guidandolo passo passo verso
la soluzione finale dell'enigma su cui poggia tutta la trama; in un
thriller in cui non si conosce l'identità dell'assassino, chi di noi
spettatori non ha mai ipotizzato possibili teorie su chi sia il killer
di turno e sulle motivazioni che lo spingono a compiere efferati
delitti?
In questi generi di film, la componente psicologica
gioca un ruolo essenziale poiché fornisce le ragioni che dettano i
comportamenti dei vari personaggi che popolano la scena e soprattutto il
“perché” il cattivo della pellicola uccide le proprie vittime.
Però non tutti i thriller utilizzano gli ingredienti
assassino-uccisioni-vittime per richiamare l'attenzione del proprio
pubblico; ci sono per esempio i thriller romantici che non utilizzano
spargimenti di sangue o persone uccise come nel caso di “Appuntamento a
Wicker Park” (2004) di Paul McGuigan con Josh Hartnett, Diane Kruger e
Matthew Lillard.
Qui si racconta un intreccio amoroso che si muove su
un filone costruito su stratagemmi e piani ben architettati per
conquistare l'amore della propria vita, ma come si sa l'amore vince
anche contro trappole ben ordite; macabri rituali di morte sono
sostituiti da meccanismi psicologici pianificati atti a conquistare la
persona amata.
Molti generi si mescolano a quello thriller originando
numerose ibridizzazioni di sottogeneri; ad esempio i thriller horror
rappresentano questa categoria.
Film ibridi di questo genere sono quelli appartenenti
alla saga di “Scream” di Wes Craven (che ebbe due sequel nel 1997 con
“Scream 2” e nel 2000 con “Scream 3” sempre diretti dallo stesso Craven)
dove alla componente thriller si aggiunge quella splatter o a volte
quella slasher.
Altro film vero e proprio campionario di efferatezze è
“Saw l'enigmista” del 2004 diretto da James Wan con Tobin Bell, il quale
può definirsi un thriller horror; thriller perché fino alla fine non si
sa chi sia il geniale ideatore di trappole mortali conosciuto appunto
come “enigmista” e horror perché la fine a cui sono destinati le vittime
delle trappole costruite da Jigsaw non sono adatte a stomaci deboli.
La saga è composta da sei pellicole e nonostante il
declino della sceneggiatura, inversamente proporzionale al numero
crescente dei capitoli, Saw sembra non perdere i propri fans per strada,
attratti comunque dalla curiosità morbosa di vedere nuovi marchingegni
usati come strumenti di morte.
La linea di demarcazione tra il genere poliziesco e
quello thriller è molto sottile e la differenza si nota solo da
un'analisi accurata dei due generi; nel thriller il regista e gli
sceneggiatori confezionano un prodotto che tende a far immedesimare lo
spettatore con i personaggi del film, inducendoli ad assumere stati di
suspense e di terrore in alcuni casi.
Anche nella preparazione di un assassinio da parte
dell'antagonista, lo spettatore viene coinvolto in prima persona a
differenza del poliziesco in cui la vittima viene già trovata morta
senza aver assistito alla modalità con cui è avvenuto l'omicidio.
Il poliziesco invece è incentrato essenzialmente sullo
svolgimento delle indagini che a volte avvengono in modo distaccato nei
confronti dello spettatore.
Un altro genere che può confondersi con il thriller è
il giallo; nel thriller di solito il buono di turno deve ostacolare i
piani dell'antagonista, coinvolgendo lo spettatore per quasi tutta la
pellicola, che compie i suoi delitti in modo seriale mentre nel giallo
il mistero si risolve, con il raggiungimento del culmine, nella parte
finale della storia.
Un genero ibrido è il noir thriller in cui i
riflettori sono puntati sul cattivo e non su chi compie le varie
indagini per incastrarlo; inoltre a differenza di un vero e puro noir
qui l'attenzione è incentrata sull'azione della storia piuttosto che
sull'aspetto psicologico.
Oltre agli omicidi, le tematiche dei noir thriller
possono essere le più svariate (rapine, sparatorie e aggressioni); tra
le pellicole di questo genere possiamo trovare “Rapina a mano armata”
(1956) di Stanley Kubrick con Sterling Heyden, “Il padrino” (1972) di
Francis Ford Coppola con due mostri sacri della recitazione come Marlon
Brando e Al Pacino, “Giungla d'asfalto” (1950) di John Huston con
Sterling Hayden e Louis Calhern, “Inside man” (2006) di Spike Lee con
Clive Owen, Denzel Washington e Jodie Foster e “Seven” (1995) di David
Fincher con Brad Pitt, Kevin Spacey e Morgan Freeman.
Altro genere ibrido è il thriller catastrofico che si
sofferma su un tema principale di natura catastrofica; film di questo
genere sono “Stormy weather” e “Terremoto” (1974) di Mark Robson con
Charlston Heston.
Sottogenere molto seguito è l'action thriller in cui
si raccontano le vicende del protagonista (o dei protagonisti) che in
una corsa contro il tempo cercano di opporsi ai vari antagonisti che si
frappongono sulla loro strada.
Negli action thriller la fase delle indagini è
sormontata totalmente dall'azione incalzante infarcita da armi,
sparatorie, esplosioni e duelli corpo a corpo; tra le varie pellicole
vanno ricordate “The transporter” (2002) di Louis Letterier e Corey Yun
con Jason Statham e la saga incentrata su Jason Charles Bourne
(interpretato da Matt Demon) : “The Bourne Identity” (2002) di Doug
Liman, “The Bourne Supremacy” (2004) di Paul Greengrass e “The Bourne
Ultimatum” (2007) sempre diretto da Paul Greengrass.
Ibrido molto apprezzato è anche il thriller drammatico
che incentra le vicende su tematiche tristi e malinconiche scandite da
un ritmo narrativo rallentato in modo da sintonizzare lo spettatore con
l'atmosfera emotiva che impregna tutta la pellicola.
Ne sono un esempio “Stolen live” (2009) di Anders
Anderson con Jon Hamm e Josh Lucas, “Nella rete del serial killer”
(2008) di Gregory Hoblit con Diane Lane, “Amabili resti” (2009) di Petr
Jackson con Mark Wahlberg e Rachel Weisz, “Il collezionista di ossa”
(1999) di Phillip Noyce con Denzel Washington e Angelina Jolie.
Il thriller ecologico, diffusosi intorno agli anni
settanta, invece narra l'eterna lotta tra natura e uomo con quest'ultimo
che deve fermare la minaccia ambientale.
Un genere che mischia tensione e carica erotica è il
thriller erotico che il più delle volte mostra la protagonista,
indiziata di un omicidio, che instaura un rapporto sentimentale con il
poliziotto che conduce le indagini; quest'ultimo non sa se ritenere
l'imputata del delitto colpevole poiché è coinvolto sentimentalmente e
quasi tutta la pellicola verte questo dilemma.
Film divenuti veri e propri cult del genere thriller
erotico (e non) sono “Attrazione fatale” (1987) di Adrian Lyne con
Michael Douglas e Glenn Close e “Basic Istinct” (1992) di Paul Verhoeven
con Michael Douglas e Sharon Stone.
Il thriller fantascientifico unisce argomenti di
suspense a elementi fantascientifici come accade in “Io sono leggenda”
(2007) di Francis Lawrence con Will Smith, “Cloverfield” (2008) di Matt
Reeves, “Pulse” (2006) di Jim Sonzero con Kristen Bell e “L'alba del
giorno dopo” (2004) di Roland Emmerich con Dennis Quaid e Jack
Gyllenhaal.
Diffuso anche il thriller legale con molti film che
usano come sceneggiatura famosi romanzi ambientati per la maggior parte
in aule di tribunale; i più importanti sono quelli dello scrittore John
Grisham che hanno ispirato film come “Il rapporto Pelican” (1993) di
Alan J. Pakula con Julia Roberts e Denzel Washington.
Il thriller politico (maggiormente diffuso durante il
periodo della Guerra Fredda) si incentra su vicende che mostrano
intrighi e piani internazionali che vedono invischiati politici
importanti nelle pellicole di questo genere; film di questo tipo sono ad
esempio “The Manchurian Candidate” (2004) di Jonathan Demme con Denzel
Washington e Meryl Streep.
Complesso ma nello stesso tempo affascinante ed
intrigante risulta il thriller psicologico che pone il conflitto tra
protagonista ed antagonista su un piano psicologico e mentale più che su
quello fisico e diretto.
Pellicole del genere sono “L'ombra del dubbio” (1943)
di Alfred Hitchcock con Teresa Wright, “Velluto blu” (1986) di David
Lynch con Isabella Rossellini e Kyle MacLachlan e “L'altro uomo” (1951)
di Alfred Hitchcock con Robert Walker.
Il thriller religioso tratta argomenti mistici
mescolati a tematiche colme di tensione come ne “Il codice Da Vinci”
(2006) di Ron Howard con Tom Hanks e Ian McKellen e “The body” (2001) di
Jonas McCord con Antonio Banderas.
I thriller soprannaturali sono un mix di suspense ed
elementi razionalmente inspiegabili e quindi sovrannaturali;
appartengono a questa tipologia “Il sesto senso” (1999) di M. Night
Shyamalan con Bruce Willis e Haley Joel Osment.
Regista maestro nel trasformare le paure della psiche
umana in enormi successi cinematografici fu Alfred Hitchcock che è
tutt'ora il simbolo delle storie thriller per eccellenza; infatti il suo
nome è associato a pellicole thriller di ottima fattura.
E' proprio questa sua capacità di sfruttare le
debolezze umane per amplificare la suspense e la tensione nelle sue
pellicole che spinsero i critici e il pubblico a soprannominarlo “re del
brivido”.
Inizialmente il suo operato fruttò pellicole in terra
inglese tra cui “Il club dei trentanove” (1935); successivamente,
intorno agli anni quaranta, il regista andò a vivere nella mecca del
cinema ovvero Hollywood.
E' qui che partorisce i più grandi capolavori thriller
mai concepiti nel panorama hollywoodiano come “Rebecca, la prima moglie”
(1940) con Laurence Olivier, “Il sospetto” (1941) con Cary Grant,
“L'ombra del dubbio” (1943) con Teresa Wright, “Nodo alla gola” (1948)
con James Stewart, “Il delitto perfetto” (1954) con Grace Kelly, “La
finestra sul cortile” (1954) con James Stewart e Grace Kelly, “L’uomo
che sapeva troppo” (1956) con James Stewart e Doris Day, “Vertigo” (o
anche “La donna che visse due volte”) (1958) con James Stewart e Kim
Novak, “Intrigo internazionale” (1959) con Cary Grant, “Psyco” (1960)
con Anthony Perkins, “Gli uccelli” (1963) con Rod Taylor e “Frenzy”
(1972) con Jon Finch.
La psicologia non fu usata solo da Hitchcock ma anche
da registi dell'espressionismo tedesco come Fritz Lang con il suo “Il
dottor Mabuse”(1922) con Rudolf Klein-Rogge e Robert Siodmak con “La
scala a chiocciola” (1945) con Dorothy McGuire e George Brent.
Anche la produzione americana diede il suo contributo
al genere thriller con film cult come “Angoscia” (1944) di George Cukor
con Ingrid Bergman, “Il terrore corre sul filo” (1948) di Anatole Litvak
con Burt Lancaster e “La morte corre sul fiume” (1955) di Charles
Laughton con Robert Mitchum.
Durante gli anni sessanta però la popolarità dei
thriller crebbe anche grazie a pregevoli opere come
“L’occhio che uccide” (1960) di Michael Powell con
Karlheinz Böhm e Moira Shearer, “Il collezionista” (1965) di William
Wyler con Terence Stamp e “Gli occhi della notte” (1967) di Terenece
Young con Audrey Hepburn.
Tra i vari registi che si cimentarono in questo
genere, si distinsero Robert Aldrich con “Un bacio e una pistola” (1955)
con Ralph Meeker e Albert Dekker e “Che fine ha fatto Baby Jane?” (1962)
con Bette Davis e Joan Crowford; John Frankenheimer con “Va’ e uccidi”
(1962) con Frank Sinatra e Janet Leigh, “Sette giorni a maggio” (1964)
con Burt Lancaster e Kirk Douglas e Costa-Gavras con “Z - L’orgia del
potere” (1969) con Yves Montand e Irene Papas.
I thriller che si ispiravano a teorie di cospirazione
presero piede intorno agli anni settanta con pellicole come “Una squillo
per l’ispettore Klute” (1971) di Alan J. Pakula con Jane Fonda e Donald
Sutherland, “Il giorno dello sciacallo” (1973) di Fred Zinnemann con
Edward Fox, “La conversazione” (1974) di Francis Ford Coppola con Gene
Hackman, “I tre giorni del condor” (1975) di Sydney Pollack con Robert
Redford e “Il maratoneta” (1976) di John Schlesinger con Dustin Hoffman
e Laurence Olivier.
Contemporaneamente si creò una nuova elite di registi
che ebbe la capacità di relazionare gli elementi di terrore con il
grande cinema che seppe realizzare produzioni di ottima fattura.
Tra questi cineasti ricordiamo Brian De Palma per
“Omicidio a luci rosse” (1984) con Melanie Griffith e “Mission:
impossible” (1996) con Tom Cruise e John Voight.
Ovviamente un elogio speciale è riservato ad uno dei
più grandi registi di tutti i tempi, Steven Spielberg con “Duel” (1971)
con Dennis Weaver , “Lo squalo” (1975) con Roy Scheider e Richard
Dreyfuss e “Jurassic Park” (1993) con Sam Neill, Laura Dern e Jeff
Goldblum.
Registi apprezzati per le loro opere thriller sono
sicuramente Michael Mann con “Manhunter” (1986) con William Peterson e
Brian Cox” e “Collateral” (2004) con Tom Cruise e Jamie Foxx, David
Lynch con “Velluto blu” (1986) con Isabella Rossellini e Kyle MacLachlan
e “Mulholland Drive” (2001) con Laura Harring e Naomi Watts, i fratelli
Ethan e Joel Coen con “Fargo” (1996) con William H. Macy, e “Non è un
paese per vecchi” (2007) con Tommy Lee Jones e Javier Bardem.
Altro memorabile regista è Jonathan Demme, che diresse
il grande successo “Il silenzio degli innocenti” (1991) con Jodie Foster
ed Anthony Hopkins; la pellicola rispolverò e portò al successo il
personaggio del dottore cannibale Hannibal Lecter che già con “Manhunter”
fece capolino nel mondo della celluloide.
Indimenticabile il personaggio di Jack Torrance
interpretato da Jack Nicholson nel famosissimo e tenebroso “Shining”
(1980) che in modo indelebile è rimasto nelle menti di coloro che amano
il cinema; la scena in cui il piccolo Danny percorre con il suo triciclo
il lungo corridoio dell' Overlook hotel è uno dei momenti di più alta
suspense del cinema hollywoodiano.
In Italia riscosse molto successo, dagli anni settanta
in poi, il thriller made in Italy prodotto da Dario Argento che realizzò
film spaventosi e stilisticamente validi come “Profondo rosso” (1975)
con Daria Nicolodi e Gabriele Lavia, “Suspiria” (1977) con Jessica
Harper, “Phenomena” (1985) con Jennifer Connelly e Daria Nicolodi.
Inconfondibili le atmosfere tetre e cupe in cui
venivano risucchiati gli spettatori che seguivano le trame dei suoi
thriller ricchi di personaggi misteriosi e fortemente disturbati; il
killer seriale di ogni pellicola è mosso da motivazioni radicate in
un'infanzia segnata dalla violenza e da un trauma che ha scatenato in
lui la follia omicida.